gillo dorfles: «non sono un’icona, non mi pento di niente e non voglio passare alla storia»
14/04/10 - Un secolo a giorni, schivo e orgoglioso ripercorre con noi la carriera artistica
Una casa che è un museo; sulle pareti sfilano infatti le opere degli artisti degli anni ‘60, ‘70 e ‘80: dal pittore Giuseppe Capogrossi al fondatore del movimento spazialista Lucio Fontana (per il quale il padrone di casa non ha mai nascosto una preferenza. Lo ha ricordato anche nel recente articolo L’arte del vuoto e le sue forme pubblicato il 18 marzo da Il Corriere della Sera: E per quanto concerne la pittura (…) le tante tele forate di Fontana dove l’assenza costituisce la sostanza stessa di buchi e tagli), dall’artista Emilio Scanavino al pittore Toti Scialoja, all’americano Robert Rauschenberg. Quadri che, confessa, non ha comprato: «Non ho mai avuto il desiderio di comprare un quadro anche se realizzato da uno dei miei artisti preferiti, me li hanno sempre regalati». E aggiunge «I miei però li comprerei tutti». Il museo, all’ultimo piano di una palazzina alle spalle di Corso Venezia, è un ambiente elegante, un caos calmo; all’angolo del salotto, illuminato da un’ampia vetrata che squarcia la bianca penombra marzolina, un pianoforte ricorda la presenza d’un pianista che non ha più tanta voglia di suonare, neanche dopo una nostra richiesta; sullo strumento una scatola di marron glacés semi vuota che nel corso della mattinata più volte ci ha offerto: «Sono goloso» ma precisa «non li ho mangiati tutti io».
Fonte: www.immobilia-re.eu/gillo-dorfles-non-sono-un-icona-non-mi-pento-di-niente-e-non-voglio-passare-alla-storia/
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