maurizio galimberti, nei miei ritratti l’anima, i politici sono finti
14/04/10 - L´Instant Artist della Polaroid Italia non si definisce un fotografo, ma un artista, un ladro a caccia di emozioni. Cattolico, sogna di fotografare Papa Ratzinger
Fotografie che diventano puzzle, immagini che si scompongono e che sembrano prendere vita. Perché il movimento e il ritmo sono alla base di ogni suo scatto. È Maurizio Galimberti, fotografo italiano, primo nella classifica dei fotoritrattisti italiani redatta nel 1999 dalla rivista Class. Nato a Meda nel 1956, dalla Brianza la sua fama e i suoi ritratti – sono più ritratti che fotografie per la capacità dell’artista di fotografare l’anima di chi ritrae appunto e di emozionare - hanno varcato i confini nazionali. Oggi il nome di Galimberti, che agli inizi degli anni ’90 è passato dalla passione amatoriale per la fotografia al professionismo, fa rima con Polaroid, le famose macchine fotografiche degli anni ’80. Non ama definirsi fotografo, ma è conosciuto come il fotografo della Polaroid perché ha legato il suo nome all’uso delle pellicole a sviluppo istantaneo. Conosciuto anche come Instant Artist POLAROID ITALIA, è anche l’ideatore e il promotore della Polaroid Collection Italiana. Lo raggiungiamo a New York, dove si trova per promuovere i nuovi progetti, poche settimane dopo la notizia: Lady Gaga, la stravagante giovane cantate americana è stata nominata Direttore creativo di una nuova linea. E lui, che curerà anche la galleria Polaroid che aprirà a New York, confessa che prima non la conosceva. Ma partiamo dall’inizio e dalla sua poetica.
Lei ha creato una poetica sull’istantanea: com’è nata? Quest’idea è nata nel tempo, all’inizio non me lo sarei mai aspettato. Piano piano ho maturato quest’intenzione: poi l’idea, unita a una forte progettualità, ha preso vita. Credo che sia importante credere nel proprio lavoro, conoscere bene il mezzo per saperne poi sfruttare tutte le potenzialità. Nei primi anni di lavoro la mia idea di panoramica era influenzata dal futurismo: immagini dinamiche realizzate grazie a un obiettivo rotante. Ero condizionato dal fotodinamismo dei fratelli Bragaglia - Anton Giulio e Carlo Ludovico Bragaglia si sono dedicati alla sperimentazione di tecniche fotografiche e cinefotografiche innovative, concentrandosi soprattutto sulla fotodinamica, avvalendosi anche del contributo del movimento Futurista ed in particolare di Marinetti. Poi, con Polaroid, ho iniziato gradualmente a scomporre le immagini in più piani di lettura, in diversi frammenti. Giorno dopo giorno ho capito qual era la strada che volevo percorrere, il sogno che volevo inseguire. La forte intenzionalità e la progettualità sono, ripeto, fondamentali. Man mano lavori, metti a fuoco il sogno; man mano lavori, cresci.
Si definisce un marketer, un fotografo, un artista o un ladro di emozioni? Non lo so!!! Il marketer è un esperto di marketing e di comunicazione e io non lo sono. Mi definirei un artista perché vado a caccia di emozioni. Di sicuro non sono un fotografo perché non mi interessa raccontare la realtà. Per me è più importante l’idea, il concetto, e questo approccio è lontano dal linguaggio fotografico ma è più vicino ai codici della pittura e dell’architettura. Ladro? Sì, ladro di emozioni: ruba l’attimo, il momento, l’istante, l’anima di chi sta fotografando. È d’accordo? Sì, è vero. In questo senso mi posso definire un ladro.
Nell’era del digitale, pensa che Polaroid abbia incrementato le vendite grazie alla sua professione e alle sue opere? Di sicuro il mio lavoro ha creato un interessante movimento, ha coinvolto tanti appassionati, quindi l’azienda, dal punto di vista del marketing, ne ha guadagnato. Ora mi sto occupando del rilancio dell’immagine insieme al management dell’azienda e al responsabile italoamericano Giovanni Tommaselli - Direttore artistico della casa fotografica - la mia immagine e il mio lavoro daranno un contributo importante.
Fonte: www.immobilia-re.eu/maurizio-galimberti-non-fotografo-i-politici-sono-finti-e-indossano-una-maschera-io-ritraggo-
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